Il Presidente SANKARA al giornale El Moudjahid[1][1] : « contare su noi stessi » (12 mars 1985)

 

 

Il Capitano Thomas Sankara, presidente del C.N.R, in occasione del 9° Festival panafricano del cinema nella capitale del Burkina-Faso, ha ricevuto i rappresentanti della stampa algerina. È durante un secondo incontro al termine del 9° FESPACO[2], che il Capitano Sankara ci ha accordato il colloquio che segue. 

  

Intervista realizzata dagli inviati speciali: Khaled Mehdaoui (El-Moudjahid) e Kamel Bendimered, APS[3]). Intervista rilasciata da Thomas Sankara il 12 marzo 1985 al quotidiano algerino El Moudjahid – Il programma della rivoluzione, la mobilitazione e la responsabilizzazione delle masse, il decentramento delle azioni, la sicurezza e l’autosufficienza alimentare, le prospettive del settore industriale, i progetti culturali e la cooperazione tra stati -[it] – lunedì 31 marzo 2008
(trad. Patrizia Donadello)

 


 

  

Signor Presidente, in uno dei suoi primi discorsi, ha dichiarato che il "primo obiettivo della rivoluzione voltaica è di fare passare il potere nelle mani delle masse popolari". Potrebbe indicare, sul piano politico, la strada percorsa dalla vostra rivoluzione, e le difficoltà incontrate nel processo di realizzazione di questo obiettivo? 

 

“Al momento attuale, la nostra Rivoluzione, può fare questo breve bilancio. Per prima cosa, abbiamo cercato di suscitare una coscienza popolare che si riconosca nelle istituzioni che abbiamo creato, nei comitati di difesa rivoluzionaria (CDR), in tutte le operazioni e in tutti gli atti quotidiani dove l’uomo burkinabé si sente elemento di un popolo che cammina verso il suo destino. Possiamo dire che in Burkina Faso, abbiamo una popolazione di 7 milioni di abitanti, che si compone di popolo e nemici del popolo; per intendere e sottolineare che non dobbiamo confondere popolazione e popolo. Abbiamo provato ad affinare questa coscienza nazionale, popolare e democratica in particolar modo attraverso la moralizzazione collettiva e permanente, facendo in modo che ciascuno si sentisse responsabile tanto quanto il suo vicino sia questo fosse gerarchicamente al di sopra o sotto di lui. Questo è stato molto importante. Dopo questa fase di definizione, di demarcazione tra il popolo e i suoi nemici, abbiamo condotto una lotta di denuncia contro la piccola borghesia. In tutte queste tappe sono stati dimostrati il ruolo ed il posto dell’imperialismo e del neocolonialismo nel nostro paese." 

 

Dal parere di parecchi osservatori, il Consiglio nazionale della rivoluzione è, dall’indipendenza a quello che è diventato oggi il Burkina, il primo regime a farsi realmente carico dei problemi del paese. Avete lanciato un programma popolare di sviluppo orientato principalmente verso i contadini e fondato su una triplice azione: contare su se stessi, mobilitazione e responsabilizzazione delle masse, decentramento delle azioni liberando le iniziative locali. Quali sono i primi frutti di questa impresa ? 

 

"Ciò che possiamo constatare e sottolineare fin d’ora, è che i Burkinabé sono stati chiamati alla costruzione e rispondono con la loro presenza. Dimostrano che anch’essi sono capaci di costruire la loro felicità con le loro stesse mani. In questo compito, hanno avuto bisogno di un minimo di organizzazione del lavoro ed anche di un minimo di materiale e di sostegno logistico, per i quali si è manifestato il contributo dei paesi amici, in modo particolare quello dell’Algeria che è stato di immenso aiuto in questo campo. Ma il resto, tutto lo resto, è stato fatto dalle masse. In questo modo sono stati realizzati numerosi dispensari e scuole, chilometri di strade e di ponti, numerosi cinema che devono servire tanto alla proiezione di film che all’organizzazione di serate ricreative e di conferenze-dibattiti. Tutto questo è stato costruito con le nostre mani senza attrezzi e senza grandi mezzi, grazie al sostegno determinante dell’Algeria, abbiamo potuto realizzare sia un programma di 500 alloggi nel paese, sia una ventina per provincia. Talvolta ci viene mossa la critica di andare troppo rapidamente e di realizzare troppe cose nello stesso tempo. È vero. Ma come fare diversamente quando spuntano da tutte le parti delle intenzioni, si manifesta un potenziale che ribolle e chiede soltanto di essere organizzato e canalizzato verso la costruzione nazionale. Dunque abbiamo dei risultati di cui possiamo essere fieri. Anche a livello militare viviamo questo stesso sviluppo. Abbiamo spinto molti uomini e donne all’uso delle armi e la sicurezza è più assicurata dai CDR che dall’esercito classico." 

  

La battaglia agricola per la sicurezza e l’autosufficienza alimentare appare come la 1° delle priorità nel programma di sviluppo burkinabé, determinata di fatto dalla particolare posizione geografica del paese (un’enclave). Quali sono i principali progetti definiti su questo fronte? 

 

“In materia di agricoltura, abbiamo tre stadi da raggiungere: la sicurezza alimentare, l’autosufficienza alimentare ed infine il potere alimentare.

Al primo stadio, si tratta di fare in modo che ogni Burkinabé possa avere qualche cosa da mangiare, qualunque sia l’origine di questa produzione alimentare. Abbiamo invitato i nostri compatrioti a coltivare i campi e a realizzare magazzini per immagazzinare la loro produzione di cereali, che chiamiamo banche dei cereali. Per quanto riguarda l’autosufficienza alimentare, stiamo recuperando la maggior parte d’acqua del paese. Tutta la pioggia che cade in Burkina viene raccolta per essere utilizzata. L’acqua è preziosa, più preziosa qui che altrove, per questo motivo abbiamo lanciato la costruzione di 250 piccole dighe. Queste riserve d’acqua sono senza pretese in paragone alle dighe che si fanno altrove. I contadini, a mani nude fanno degli scavi, portano terra e sassi per trattenere l’acqua pluviale che può servire dai tre ai cinque mesi durante l’anno.

Per i grandi progetti nazionali della pianificazione delle terre, quali quelli di Sourou[4], del Kompienga[5], Bagri[6], proviamo a valorizzare le superfici coltivabili intorno ai grandi bacini d’acqua. Per la terza tappa infine, relativa al potere alimentare e definita nel nostro piano quinquennale, contiamo di sviluppare la produzione di concime in modo da rigenerare le nostre terre, in vista di assicurare un obiettivo: provvedere al nostro bisogno, far funzionare le nostre piccole industrie di trasformazione ed esportare i nostri prodotti. Fare passati e concentrati di pomodoro, realizzare succhi di frutti e conservare i fagiolini. Tutto ciò esige che si possa produrre sufficientemente per giustificare l’installazione di unità industriali”. 

 

 

Il tessuto industriale burkinabé appare molto modesto, tenuto conto da un lato, dell’enclave del paese che genera un forte incremento di costi nei prodotti da importare od esportare, e dall’altro, degli enormi investimenti che implicano tutte le messe in opera destinate a valorizzare le ricchezze minerarie locali. Quali sono le prospettive di questo settore nella vostra strategia di sviluppo? 

 

"L’industria per noi è un obiettivo da raggiungere, ma in verità non abbiamo fretta di sviluppare questo settore. Perché? Innanzi tutto disponiamo di esigue risorse finanziarie, e poi collocare un’infrastruttura industriale produrrebbe il rischio di fare una succursale della grossa industria delle multinazionali. Sarebbe allora una regressione politica dal punto di vista della nostra indipendenza. Abbiamo la manodopera e può essere allettante per i trust internazionali venire ad installare in Burkina Faso alcune industrie di trasformazione o succursali delle loro industrie. In un caso del genere, dal punto di vista statistico, si potrà dire che possediamo una grande industria ma in realtà sarebbe un’industria controllata dalle potenze straniere e dalle forze capitaliste esterne al Burkina. 

Ciò che ci auguriamo di fare invece, è di intensificare l’agricoltura il cui l’effetto potrà essere quello di dare inizio ad uno sviluppo interno, endogeno. Ad esempio, la conservazione e la trasformazione del pomodoro implicano la realizzazione di camere fredde, così dunque la produzione di freddo artificiale, e la fabbricazione di scatole e di imballaggi sul posto, ecc. Tutto questo darebbe vita qui ad un certo tipo di industria. Ecco perché non vogliamo grossi progetti di lusso. Siamo molto diffidenti su questo argomento." 

 

  

Signor Presidente, come possiamo interpretare la sua dichiarazione, in risposta ad un giornalista afroamericano, circa il progetto di creazione di un centro studi del mondo nero ad Ouagadougou? 

 

"Questo centro mira al proseguimento dinamico e positivo della cultura africana nera fuori da visioni sentimentaliste, contemplative ed esclusivamente filosofiche riguardo i temi della negritudine. Non vogliamo contemplare l’uomo nero, ma al contrario dimostrare che racchiude in se valori utili all’emancipazione del suo popolo e utili anche al rafforzamento dell’amicizia tra tutti i popoli. Occorre comprendere che, la creazione di questo centro, non ha come scopo un atteggiamento razzista, al contrario, è un mezzo per inserire il tocco del popolo nero nel concerto dell’umanità. Del resto, è per questo motivo che non manchiamo di sottolineare che in questo centro lavoreranno i Neri d’Africa ma anche i non-neri che vorranno venire a parlare della sensibilità dell’uomo nero, di ciò che sanno o di ciò che si aspettano da quest’ultimo.

Vorremmo che la nostra idea non fosse confusa con quella, già sentita, che chiede il raggruppamento degli Stati dell’Africa nera, in opposizione agli Stati dell’Africa bianca, particolarmente gli arabi. La nostra idea non ha niente a che vedere con quella e ancor meglio, noi diciamo che non vediamo l’interesse di un raggruppamento degli Stati dell’Africa nera poiché temiamo il pericolo di una nuova separazione a profitto dell’imperialismo. Da parte nostra quindi, ci guarderemo bene dal fare del nostro centro un’istituzione esclusiva e settaria. Di conseguenza, gli intellettuali arabi, soprattutto dell’Africa, saranno i benvenuti in questo centro. La storia passata e presente dei nostri popoli include la parte araba, e non si può parlare dei popoli africani senza parlare degli arabi." 

 

 

La recente apertura della linea aerea Algeri-Ouagadogou-Algeri è una manifestazione supplementare della cooperazione esemplare che può esistere tra l’Algeria ed il Burkina, due paesi del Sud. Vorreste, Presidente, esporci i risultati di questa cooperazione algéro-burkinabé e le prospettive del suo rafforzamento? 

  

"Il bilancio della cooperazione algéro-burkinabé è molto difficile da fare perché è molto vasto, ma potete esser certi che è in un senso positivo. L’Algeria ha sostenuto e continua a sostenere il Burkina. Rispetta la nostra indipendenza e mette a nostra disposizione la sua esperienza, in tutta libertà e senza paternalismo. Quello che ci piace. Nel campo della formazione, l’Algeria accoglie i Burkinabé in parecchie discipline. Sul piano degli scambi culturali e sportivi, vi sono dei progetti ed un inizio di concretizzazione ha già avuto luogo. Nel settore economico, l’Algeria è molto presente in Burkina Faso e i progetti sono considerati. Si sono instaurati scambi commerciali fruttuosi a cominciare particolarmente dall’invio in Burkina di un’importante quantità di prodotti petroliferi. È molto importante e allo stesso modo vitale per la nostra economia. L’Algeria ha peraltro accordato al Burkina Faso prestiti a condizioni estremamente vantaggiose, ciò che ci ha permesso di realizzare un certo numero di progetti a carattere sociale poiché, particolarmente in questo campo, i finanziatori non sono tutti interessati. Abbiamo appena aperto la linea Algeri-Ouagadougou-Algeri, che rinforzerà maggiormente gli scambi commerciali tra i nostri due paesi. Ma, al disopra di tutto c’è un’identità di visione sul piano politico. L’abbiamo potuto constatare all’epoca della visita ufficiale che abbiamo effettuato in Algeria, e speriamo di constatarlo nella visita ufficiale che il presidente Chadli Bendjedid, tanto atteso nel nostro paese, effettuerà in Burkina Faso."  

   


 

[1] giornale quotidiano algerino – nota del trascrittore 

[2] festival Panafricano del Cinema e della televisione di Ouagadougou creato nel 1972 – nota del trascrittore 

[3] APS, Algeria Presse Servizio – nota del trascrittore 

[4] una delle 45 provincia del Burkina Faso, situata al nord-ovest alla frontiera con il Mali, nella regione Boucle du Mouhoun,  capitale Tougan – nota del trascrittore. 

[5] provincia del Burkina Faso, situata al sud-est, alla frontiera con il Togo, capitale Pama – nota del trascrittore. 

[6] possibile riferimento alla diga di Bagri, località del nord-ovest del Ghana vicino al Burkina Faso – nota del trascrittore. 



 

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