Il senatore Johnson conferma: Blaise Compaoré ha assassinato Thomas Sankara

 

di Rémi Rivière (traduzione Patrizia Donatello)

 

 

Blaise Compaoré ha pianificato l’assassinio di Thomas Sankara per prendere il potere in Burkina Faso. È ciò che afferma Prince Johnson, attuale senatore in Liberia e vecchio mercenario che, a fianco di Charles Taylor, ha partecipato a questo colpo di stato. Prince Yormie Johnson, signore della guerra, conosciuto per avere torturato a morte il presidente della Liberia Samuel Doe, è degno di fede per tre ragioni. 

La prima è che la sua testimonianza, pronunciata davanti alla "Commissione verità e riconciliazione" della Liberia il 26 agosto ultimo, non era assolutamente centrale, piuttosto un aneddoto nel flusso di rivelazioni sui 10 anni di guerra civile della Liberia e l’epopea insanguinata di Charles Taylor. Non rappresentava per lui nessuna posta in gioco. Il secondo è che conferma le cose dette, al microfono di RFI il 25 ottobre scorso, e nell’autobiografia che ha pubblicato nel 2003, dove riferisce ciò che ha visto e sentito come testimone di primo piano. La terza ragione che dà piena credibilità alle sue accuse, è che soprattutto confermano tutte le inchieste e le testimonianze raccolte sino ad oggi su questa questione. (vedi: http://www.rfi.fr/actufr/articles/106/article_73998.asp) 

Non vale più dunque girare in tondo, come le precauzioni giornalistiche raccomandavano da più di vent’ anni, per formulare dal basso ciò che si diceva in alto nelle vie di Ouagadougou: «Blaise Compaoré è diventato presidente grazie all’assassinio di Thomas Sankara».

Questo modo di dire senza dire, di puntare a qualche legittima interrogazione, di chiedere perché Blaise non ha mai reso visita ai familiari di Sankara che erano anche i suoi, di mettere in dubbio la versione ufficiale, il fatto cioè che da soli i soldati avessero preso la decisione di assassinare un presidente, che il certificato di decesso di Thomas Sankara stabilisse una "morte naturale", tutto ciò non ha dunque più posto. E la stampa del Burkina, timorosa all’indomani della testimonianza del Senatore Johnson davanti alla Commissione verità e riconciliazione, non ha più ragione di auto-censurarsi. Per la prima volta, un testimone di primo piano racconta i fatti. 

A RFI ed all’AFP, Principe Johnson ha affermato di avere partecipato con altri mercenari all’assassinio di Thomas Sankara nel 1987, dopo che Blaise Compaoré ebbe chiesto loro di «escluderlo dal potere». «Il numero due, Blaise Compaoré, ha chiesto di essere aiutato ad ottenere l’esclusione dal potere di Thomas Sankara. Ha detto che per noi era il solo modo di poter vivere in Burkina senza nessuna minaccia. E Sankara è stato ucciso. L’abbiamo fatto perché per noi era il solo modo di restare in Burkina e preparare il nostro attacco contro Doe», ha dichiarato. 

Davanti al Tribunale speciale per la Sierra Leone, nel 2004, il generale John Tarnue, ex comandante generale delle forze armate della Liberia, aveva già raccontato questo episodio, rievocando un incontro avvenuto verso il mese di agosto 1987 tra Blaise Compaoré, Charles Taylor, Prince Yormie Johnson, Samuel Varney, Duopo ed "altri membri immischiati a forze legate alla Liberia». «Ed allora si sono intesi, si sono raggruppati ed hanno seguito Blaise Compaoré. Lo stesso anno 1987, hanno assassinato Thomas Sankara» ha riferito John Tarnue, vedi http://www.thomassankara.net/article.php3? id_article=0168 

Nella sua autobiografia pubblicata nel 2003, Prince Johnson spiega che, quando Sankara ebbe conoscenza del progetto del colpo di stato, ha rifiutato che il suo paese fosse utilizzato per destabilizzare la Liberia. Così Taylor ha cospirato con Compaoré per assassinare il Presidente, ha scritto Johnson. 

Quest’ultimo tende anche ad attribuirsi ulteriore importanza in questo colpo di stato sottintendendo che avrebbe partecipato direttamente all’assassinio. Si sa tuttavia che i soldati incaricati di liquidare il presidente erano burkinabé, ed i loro nomi sono stati pubblicati. 

Questa è forse la ragione che ha spinto il portavoce del governo burkinabè, Philippe Sawadogo, a denunciare lunedì 27 ottobre su Radio France internazionale, "affermazioni basate su elementi degni di invenzione”, vedi "favole". (http://www.rfi.fr/actufr/articles/106/article_74046.asp) 

Sebbene secondo lo storico Stephen Ellis, Prince Johnson non era così lontano dall’assassinare Thomas Sankara. Citando fonti vicine a Prince Johnson, lo storico spiega che il 15 ottobre 1987, i "liberiani avrebbero assediato tutta la zona del Consiglio dell’intesa mentre i burkinabé erano all’interno. Compaoré controllava bene i suoi commandos ma non era sicuro delle reazioni delle altre unità militari." 

D’altra parte, le accuse di Prince Johnson sono molto poco "degne di finzione". Alla stessa maniera, il serissimo ricercatore Stephen Ellis, scriveva nel 1999 in The Mask of Anarchy, New York University Press, 1999, p. 68,: "Prince Johnson e Samuel Varney erano tra i disertori dell’esercito liberiano presenti in Burkina Faso. Questi liberiani sono stati avvicinati allora da Blaise Campaoré che ha chiesto il loro aiuto per un colpo di stato contro il presidente del Burkina Thomas Sankara. Secondo un ex assistente di Compaoré, Houphouet Boigny era informato delle ambizioni di Compaoré. Il 15 ottobre 1987 i soldati burkinabé sotto il comando di Compaoré, con l’aiuto di un gruppo di esiliati liberiani incluso Prince Johnson, uccisero Thomas Sankara." 

Già nel 1992, il giornalista nigeriano M. Nkem Agetua affermava nel suo lavoro pubblicato a Lagos "Operazione Liberty, The Story of  Major General Joshua Nimyel Dogonyaro" che Charles Taylor era coinvolto nella morte di Sankara.  

Prince Johnson non ha fatto nient’altro che confermare il fatto che il suo gruppo di mercenari liberiani, comandati allora da Charles Taylor, era venuto in Burkina per preparare il rovesciamento del presidente liberiano Samuel Doe e per fare quello, avevano dovuto liberarsi di un primo ostacolo. Nello stesso colloquio a RFI, ha affermato che l’ex presidente della Costa d’Avorio Houphouet Boigny, scomparso nel 1993, era favorevole al rovesciamento di Sankara ed aveva permesso ai mercenari liberiani di "passare dal suo paese per andare in Burkina." 

E ancora, Francesco Xavier Veschave fu uno dei primi a spiegare la connivenza tra Kadhafi, Charles Taylor e Houphouet Boigny (il quale voleva vendicarsi di Samuel Doe). Una rete di interessi tra capi di stato per cui, secondo Verschave, "l’eliminazione del presidente Thomas Sankara è probabilmente il sacrificio fondante." 

Philippe Sawadogo può dunque ben considerare queste accuse come "un’intenzione di attentato alla nostra immagine". Per ciò che riguarda "l’attentato all’immagine", il porta parola del governo del Burkina Faso ha perfettamente ragione. In quando a "l’intenzione", bisogna ancora determinare quale potere può giungere a riunire testimonianze tanto simili in sfere così diverse. A parte certamente, la realtà storica.  

Errore di chiarimenti, a detta del principale imputato che ha sempre negato d’essere implicato in questo assassinio, bisogna ben accontentarsi di questi inizi di verità che affiorano col passare del tempo. A meno che Blaise Compaoré non si decida, come in Liberia, a fare opera di verità come l’esorta a fare l’unione per la rinascita / Movimento sankarista (UNIR/MS). Vedi  http://www.thomassankara.net/article.php3? id_article=0640

Rémi Riviere 

[email protected]

http://thomassankara.net/?p=0677

 

 

BURKINA FASO : Omicidio sankara, nuove accuse contro Compaoré

 

Sarebbe stato Blaise Compaoré, attuale presidente del Burkina Faso, con l’avallo dell’allora capo di stato ivoriano Felix Houphouet-Boigny, a ordinare l’uccisione del suo predecessore Thomas Sankara, nel 1987. Lo sostiene Prince Johnson, ex-signore della guerra liberiano che in un’intervista a Radio France Internationale (Rfi) ha riferito che Compaoré – all’epoca dei fatti vicepresidente – avrebbe ordinato a lui e ad altri mercenari guidati da Charles Taylor di uccidere Sankara in cambio del permesso di restare in Burkina Faso. «All’epoca, Compaoré controllava tutto – ha detto l’ex-ribelle – e noi avevamo bisogno di un posto in cui organizzarci per attuare il progetto di rovesciare il regime di Samuel Doe» (l’allora presidente della confinante Liberia, poi effettivamente catturato e trucidato dai ribelli di Taylor). Un portavoce governativo burkinabé ha smentito le accuse ai danni del presidente definendole «pure invenzioni» e «montature volte a macchiare l’immagine del paese».

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/29-Ottobre-2008/art45.html

 

 

 


 

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