Pubblicato il 1° febbraio 2016

Da Abdourahman Waberi (editorialista di Le Monde Afrique)

Per il nostro editorialista Abdourahman Waberi, il capitano dal berretto rosso appartiene a quelle figure profetiche che incarnano le più nobili aspirazioni di un popolo.

In Africa si suol dire che gli antenati non muoiono mai, ma si mescolano e rimangono nella natura. Secondo il poeta Birago Diop, il loro respiro è ovunque, anima l’aria e l’acqua, la pietra e la foresta. C’è una categoria di antenati più immortali degli altri: le figure profetiche capaci di incarnare le profonde aspirazioni di uguaglianza, liberazione e giustizia del loro popolo. Thomas Sankara è uno di questi.

La questione è decisa. Thomas Sankara è, dopo Nelson Mandela, l’eroe più acclamato dalla gioventù africana. E non solo dalla gioventù. Grafici, videomaker, fumettisti e musicisti non hanno occhi che per l’uomo del 4 agosto 1983. Da Fela ad Alpha Blondy, passando per Smockey e Cheikh Lô, tutte le grandi voci del continente hanno celebrato colui che era soprannominato “Tom Sank”. E gli storici non sono da meno. Una nuova biografia intitolata Sankara: a revolutionary life and legacy in West Africa (Indiana University Press, 2016) uscirà tra poche settimane. Si aggiungerà a una bibliografia che si arricchisce di anno in anno.

La persistenza del mito

Non potendo svelare le ragioni che spiegano la persistenza del mito sankarista, torniamo su alcuni punti del suo progetto politico, certamente incompiuto ma incisivo e coerente. Il suo bilancio è tutt’altro che magro. In soli quattro anni, in un contesto difficile, Sankara è riuscito a ispirare più di altri in quarant’anni.
Chiuso l’Alto Volta. Ecco il Burkina Faso, il “paese degli uomini integri”, portato alle ribalta nel 1983 da un gruppo di giovani golpisti, tra cui il carismatico Thomas Sankara. Una rottura politica? No, una vera e propria rivoluzione. Il seguito è noto.

Visionario, il regime di Sankara ha preso le parti dei più deboli, ha predicato le virtù dell’economia locale, ha rifiutato i prestiti della Banca Mondiale e ha avviato l’autosufficienza alimentare e la produzione tessile.

Maggiore autonomia per le donne, le classi lavoratrici e i contadini che vivevano sotto il giogo dei capi tradizionali. Abolizione del lavoro obbligatorio che colpiva i piccoli contadini, promozione della parità di genere, divieto di mutilazione genitale femminile e poligamia.

Ma non è tutto. Il nativo di Yako ha avviato la costruzione di alloggi sociali, istituito un programma di vaccinazione di massa e rinnovato il trasporto ferroviario. I programmi di alfabetizzazione sono stati posti al centro dell’azione politica. È stata condotta un’aggressiva campagna di lotta alla corruzione nella funzione pubblica. Instancabile, il capitano ha utilizzato un metodo irreprensibile, dando lui stesso l’esempio spostandosi in bicicletta o guidando la sua modesta automobile.
Seduttore, sapeva anche mostrarsi autoritario. Il suo temperamento impaziente e impetuoso ha portato al divieto dei sindacati e dei partiti politici, senza dimenticare l’esecuzione di alcune figure definite “pigre”, ‘controrivoluzionarie’ o “militari corrotti”. Sebbene il suo regime fosse ben lungi dall’essere perfetto, i posteri riconoscono la rivoluzione del Burkina Faso per quello che è stata: un’esperienza senza eguali.

Abdourahman Waberi (traduzione Patrizia Donadello)

Fonte : https://www.lemonde.fr/afrique/article/2016/02/01/thomas-sankara-heros-plebiscite-par-la-jeunesse-africaine_4857171

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.