Sankara o la dignità dell’Africa

 

Assassinato nel corso di un colpo di stato il 15 ottobre 1987, Thomas Sankara è una figura del panafricanismo e del terzomondismo. Il pensiero e l’azione dell’antico presidente burkinabÈ, stimato per la sua onestà, anticipano l’altermondialismo. Per questo le commemorazioni che si svolgono nel mondo (www.sankara20ans.net), nonostante certe pressioni, sottolineano l’universalità della sua eredità politica. Come anti-imperialista, il presidente Sankara viene ricordato insieme a Ernesto Che Guevara, ucciso nel 1967, proprio negli stessi giorni e si può dire per gli stessi motivi.

 

di Bruno Jaffré *

 

«La nostra rivoluzione avrà valore solo se, guardando intorno a noi, potremo dire che i BurkinabÈ sono un po’ più felici grazie a essa.

PerchÈ hanno acqua potabile e cibo abbondante e sufficiente, sono in splendida salute, perchÈ hanno scuola e case decenti, perchÈ sono meglio vestiti, perchÈ hanno diritto al tempo libero; perchÈ hanno l’occasione di godere di più libertà, più democrazia, più dignità (…) La rivoluzione è la felicità. Senza felicità, non possiamo parlare di successo (1)». Così Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso, definiva il senso della sua azione, tredici giorni prima del colpo di stato del 15 ottobre 1987 nel corso del quale sarebbe stato assassinato.

Poco conosciuto fuori del continente nero, Sankara rimane nella memoria di molti africani. Agli occhi di molti, era colui che diceva la verità, che viveva vicino al suo popolo, che lottava contro la corruzione, che dava la speranza di vedere l’Africa ritrovare la dignità. Ma era ancor più di questo: uno stratega politico, un presidente creativo ed energico che si era impegnato fino al sacrificio supremo, una voce che gridava forti e chiare le rivendicazioni del terzo mondo (2).

Sankara nasce il 21 dicembre 1949 in quello che allora si chiama l’Alto Volta, una colonia francese che otterrà l’indipendenza nel 1960. A scuola, Sankara frequenta i figli dei coloni e scopre l’ingiustizia.

Serve messa ma rifiuta all’ultimo momento di entrare in seminario.

Paradossalmente è al collegio militare di Kadiogo che si apre alla politica, entrando in contatto con un insegnante marxista, militante del Partito africano d’indipendenza (Pai). Alla scuola militare interafricana di AnsirabÈ, in Madagascar, il giovane ufficiale apprende anche la sociologia, le scienze politiche, l’economia politica, la lingua francese, le «scienze agricole». Sulla Grande Isola assiste nel 1972 alla rivoluzione che rovescia il regime neocolonialista di Philibert Tsiranana, ed è lì che nascono le sue idee in favore di una «rivoluzione democratica e popolare».

Nel 1974, durante la guerra col Mali, si fa notare in un’azione militare.

Poi, con altri ufficiali (lui è capitano), crea un’organizzazione clandestina. Si avvicina a militanti di estrema sinistra, legge molto su diversi temi, discute, approfondisce, prende gusto al dibattito politico. Dopo l’indipendenza, l’Alto Volta, un piccolo paese dell’Africa occidentale, conosce un’alternanza di periodi d’eccezione e di democrazia parlamentare. » l’unico stato della regione a eleggere un presidente al secondo turno, il generale Aboubacar SangoulÈ Lamizana, nel 1978.

Costui gestisce il paese con metodi paternalistici. A sinistra, solo il partito dello storico Joseph Ki-Zerbo, il Fronte popolare dell’Alto Volta (Fpv), partecipa alle elezioni, talvolta anche al governo, rimanendo ben radicato nei sindacati.

Impegnati nelle schermaglie parlamentari, i politici si staccano dalla realtà del paese e dalle sue forze vive, in particolare dalla piccola borghesia urbana molto politicizzata. Gli scandali finanziari screditano gli alti ufficiali al potere. Nell’esercito, una nuova generazione ambiziosa e desiderosa di modernizzazione si oppone ai quadri più anziani e meno istruiti.

Dopo una serie di scioperi in tutto il paese, nel novembre 1980 un primo colpo di stato militare riceve l’appoggio dell’opposizione legale, tra cui quello dell’Fpv. Ma il nuovo regime, che gode tuttavia di una certa popolarità, si dimostrerà repressivo, spingendo i dirigenti sindacali alla clandestinità. Altri ufficiali sono implicati negli scandali. Sankara, segretario di stato all’informazione, si dimette in diretta televisiva, pronunciando una frase rimasta celebre: «Guai a chi imbavaglia il popolo!».

Un’altra fazione dell’esercito si sente emarginata, così come il partito di Ki-Zerbo. Nel novembre 1982 si verifica un secondo colpo di stato. Si percepisce con forza una separazione tra chi auspica la continuità istituzionale e gli ufficiali rivoluzionari, riuniti intorno al capitano Sankara. Nominato primo ministro, egli ne approfitta per esasperare le contraddizioni durante le assemblee pubbliche, in cui denuncia i «nemici del popolo» e l’«imperialismo».

«Il paese degli uomini integri» Mentre Guy Penne, consigliere per gli affari africani di François Mitterrand, atterra a Ouagadougou, capitale del paese, Sankara viene arrestato, il 17 maggio 1983. Le organizzazioni clandestine di sinistra, il Pai e l’Unione delle Lotte comuniste ricostruite (Ulc-r) manifestano per chiederne la liberazione. Non senza difficoltà, ha saputo farsi rispettare dalle organizzazioni civili che diffidano dei militari, ma anche dai militari stessi, che riconoscono uno di loro, un soldato fiero di essere tale. Liberato Sankara, tutte queste forze preparano insieme la presa del potere. I commandos militari di Po, nel sud del Burkina Faso, diretti dal capitano Blaise CompaorÈ, marciano sulla capitale il 4 agosto 1983; i lavoratori delle telecomunicazioni tagliano le linee; i civili aspettano i soldati per guidarli in città.

Essa cade rapidamente in mano ai rivoluzionari.

Divenuto presidente, Sankara definisce così il suo obiettivo principale: «Rifiutare lo stato di sopravvivenza, allentare le pressioni, liberare le nostre campagne da un immobilismo medioevale e dal degrado, democratizzare la nostra società, aprire gli animi ad un universo di responsabilità collettiva per osare inventare il futuro. Abbattere e ricostruire l’amministrazione attraverso un’altra idea del funzionario, immergere il nostro esercito nel popolo attraverso il lavoro produttivo e ricordargli incessantemente che, senza formazione patriottica, un militare non è che un potenziale criminale (3).» Il compito è immenso; a quell’epoca, l’Alto Volta è tra i paesi più poveri del mondo (4): un tasso di mortalità infantile stimato a 180 per 1.000 nati, un’aspettativa di vita media di soli 40 anni, un tasso d’analfabetismo che arriva al 98%, un tasso di scolarizzazione del 16%, e infine un prodotto interno lordo pro capite di 53.356 franchi Cfa (cioè poco più di 72 euro).

Sankara nasconde a fatica le sue influenze marxiste. Invece, chi gli si stringe intorno non ne condivide i punti di riferimento politici.

Egli cerca soprattutto di circondarsi di persone competenti e motivate, e alla presidenza riunisce quasi centocinquanta collaboratori minuziosamente scelti, qualche ideologo, ma soprattutto i migliori quadri del paese.

Progetti sempre nuovi vengono alla luce, mentre lui impone scadenze per gli studi di fattibilità giudicate spesso… irrealizzabili.

Egli interpreta la rivoluzione come il miglioramento concreto delle condizioni di vita della popolazione. » un brusco cambiamento in tutti i settori: la trasformazione dell’amministrazione, la redistribuzione delle ricchezze, la liberazione della donna, la responsabilizzazione e la mobilitazione dei giovani; l’abbandono dell’organizzazione sociale tradizionale, cui si imputa il ritardo delle campagne; il tentativo di fare dei contadini una classe sociale rivoluzionaria; la riforma dell’esercito per porlo al servizio del popolo assegnandogli anche funzioni produttive; la decentralizzazione e il perseguimento della democrazia diretta attraverso i comitati di difesa della rivoluzione (Cdr), incaricati di metterla in pratica sul territorio; lotta senza quartiere alla corruzione, etc. Il 4 agosto 1984, l’Alto Volta viene simbolicamente ribattezzato Burkina Faso, il «paese degli uomini integri».

Il Consiglio nazionale della Rivoluzione (Cnr) (5) lancia il piano popolare di sviluppo (Ppd): le province determinano i loro obiettivi e devono dotarsi degli strumenti necessari per raggiungerli. Sankara ne riassume così la filosofia: «La cosa più importante, credo, è aver condotto il popolo ad aver fiducia in se stesso, a capire che finalmente può sedersi e scrivere la propria storia; può sedersi e scrivere la sua felicità; può dire quello che vuole. E allo stesso tempo, sentire qual è il prezzo da pagare per questa felicità (6)».

Il Cnr pratica l’autoregolazione: le spese di funzionamento diminuiscono a favore degli investimenti, i mezzi sono razionalizzati. Ma lo sforzo popolare d’investimento (Epi) si traduce in detrazioni dei salari comprese tra il 5% e il 12%, una misura stemperata dalla gratuità dei canoni d’affitto per un anno. A Ouagadougou, una zona industriale abbandonata viene riqualificata.

Si tratta di promuovere uno sviluppo economico autocentrato per non dipendere dall’aiuto esterno: «ne abbiamo davvero abbastanza di questi aiuti alimentari (…) che immettono nelle nostre menti (…) riflessi da mendicante, da assistito! Bisogna produrre, produrre di più perchÈ è normale che chi vi dà da mangiare vi detti anche le sue volontà (7)». Una parola d’ordine s’impone: «Produciamo e consumiamo burkinabÈ».

Le importazioni di frutta e verdura sono vietate per stimolare i commercianti ad andare a cercare i prodotti nel sud-ovest del paese.

Questa regione difficilmente accessibile era stata abbandonata, a tutto vantaggio dei mercati della Costa d’Avorio, collegata al Burkina da una strada asfaltata. Con la nascita di una catena nazionale di negozi, si instaurano dei circuiti di distribuzione. Inoltre, attraverso i Cdr, i dipendenti possono acquistare i prodotti nazionali sul posto di lavoro. I funzionari sono anche incentivati a indossare il Faso dan fani, l’abito tradizionale confezionato con bande di cotone tessute in maniera artigianale. Di conseguenza, moltissime donne si mettono a fabbricare tessuti nel proprio cortile, il che permette loro di avere una rendita propria.

Sankara appare come un precursore in materia di difesa dell’ambiente.

Non si limita a indicare le responsabilità umane nell’avanzamento del deserto: ne trae anche le conseguenze. Nell’aprile del 1985, il Cnr lancia le «tre lotte»: contro il taglio abusivo del legname, accompagnata da campagne di sensibilizzazione all’utilizzo del gas; contro gli incendi nella boscaglia; contro il pascolo non controllato degli animali. Ovunque, i contadini costruiscono bacini d’acqua, spesso a mani nude, mentre il governo rilancia progetti di costruzione di dighe. Sankara denuncia l’insuffi-cienza degli aiuti da Parigi, di cui prime beneficiarie sono le imprese del mercato delle grandi opere.

Sankara si fa portavoce del terzo mondo e critica l’ordine internazionale.

I temi che sviluppa riecheggiano nel movimento altermondialista di oggi: le ingiustizie della globalizzazione e del sistema finanziario internazionale, l’onnipre-senza del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della Banca mondiale, il circolo vizioso del debito dei paesi del terzo mondo. Per Sankara, il debito trova la sua origine nelle «proposte allettanti» di «tecnici assassini» mandati dalle istituzioni finanziarie internazionali. Esso è diventato uno strumento di «riconquista dell’Africa sapientemente organizzato, affinchÈ la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a condizioni e a norme che ci sono totalmente estranee (8)». Il Burkina Faso deciderà, quindi, di non firmare prestiti con il Fmi, desideroso di imporre le sue «condizioni».

Nonostante sia un rivoluzionario, Sankara non di meno sviluppa una riflessione sulla democrazia e la sua traduzione concreta attraverso la mobilitazione di tutte le componenti della popolazione, che comporta l’emancipazione delle classi popolari e delle donne. «La democrazia è il popolo con tutte le sue potenzialità e la sua forza», sostiene.

«La scheda e un sistema elettorale non implicano, da soli, l’esistenza di una democrazia. Chi organizza le elezioni ogni tanto, e si preoccupa del popolo solo prima di ogni tornata elettorale, non ha un sistema realmente democratico. (…) Non si può concepire la democrazia senza rimettere il potere, in tutte le sue forme, nelle mani del popolo; il potere economico, militare, politico, il potere sociale e culturale (9)».

Creati in maniera molto rapida dopo la presa del potere il 4 agosto 1983, i Cdr sono incaricati di esercitare localmente il potere in nome del popolo. Assumono diverse responsabilità ben al di là della semplice sicurezza pubblica: formazione politica, risanamento dei quartieri, sviluppo della produzione e del consumo dei prodotti locali, partecipazione al controllo del bilancio dei ministeri, ecc. Rigettano anche, dopo averne discusso, parecchi progetti nazionali, come quello della «scuola nuova», giudicata troppo radicale. Ma i Cdr sono anche all’origine di numerosi abusi. Servono da punta di lancia contro sindacati giudicati pericolosi perchÈ controllati da organizzazioni come il Pai, entrato nell’opposizione ad agosto 1984, e il Partito comunista rivoluzionario dell’Alto volta (Pcrv). Sankara è il primo a denunciare gli eccessi e le insufficienze dei Cdr, spesso dovute a liti intestine tra le diverse organizzazioni che sostengono la rivoluzione (10).

Complotto internazionale Questo presidente di tipo nuovo, di cui oggi tutti elogerebbero il patriottismo, l’integrità, l’impegno e il disinteresse personale, nel 1987 era diventato scomodo. La lotta sempre più popolare contro il neocolonialismo minacciava il potere di altri presidenti, più docili, dell’Africa occidentale, e più in generale il ruolo della Francia nel continente nero.

Il complotto si verifica inesorabilmente. Il numero due del regime, l’attuale presidente del Burkina Faso Blaise CompaorÈ, se ne incarica con il probabile sostegno della Francia, della Costa d’avorio e della Libia. Secondo Jeune Afrique (2 giugno 1998), settimanale erede designato degli scritti di Jacques Foccart (11), «il bel Blaise, a quell’epoca numero due di una rivoluzione alla quale non crede più e sempre più vicino a Houphouët [-Boigny] grazie al quale ha conosciuto la futura moglie, incontra il suo omologo francese (Jacques Chirac) allora primo ministro, tramite il presidente della Costa d’avorio, e Jacques Foccart, che gli presenta lo stato maggiore della destra francese, in particolare Charles Pasqua».

Per François-Xavier Verschave, non c’è alcun dubbio: «[Mouammar] Gheddafi e l’Africa francese avevano molte motivazioni comuni cementate dall’anti-americanismo. Con l’aggiunta di interessi ben noti. L’eliminazione del presidente burkinabÈ Thomas Sankara è certamente il sacrificio fondatore. Foccart e le persone che circondano Gheddafi convengono nel 1987 di sostituire un leader troppo integro e indipendente al punto di essere scomodo con un Blaise CompaorÈ infinitamente meglio disposto a condividere i loro piani. L’ivoriano Houphouët fu associato al complotto (12).» Il 15 ottobre 1987, Sankara viene assassinato. Gli succede CompaorÈ, che diverrà un fedele esecutore delle ricette liberiste e il successore di Felix Houphouët-Boigny come migliore alleato di Parigi nella regione.

Il suo ruolo strategico nell’«Africa francese» è illustrato dalla recente creazione dell’Associazione francese d’amicizia franco-burkinabÈ, presieduta da Penne. Vi si ritrova Michel Roussin, un ex dei servizi segreti, membro del Movimento delle imprese di Francia (Medef, la Confindustria francese) e numero due del gruppo BollorÈ in Africa.

Ex-ministro della cooperazione di Edouard Balladur nel 1963, affianca i suoi successori in quell’incarico: Jacques Godfrain, un tempo vicino a Foccart; Pierre-AndrÈ Wiltzer, membro dell’Unione per la democrazia francese (Udf); e il socialista Charles Josselin.

L’arrivo di CompaorÈ a capo del Burkina, nel 1987, ha avuto conseguenze oltre le frontiere. L’alleanza tra le reti «franco-africane» riunisce politici, militari o affaristi della Costa d’Avorio, della Francia, della Libia e del Burkina Faso. Essa sosterrà Charles Taylor, responsabile delle tremende guerre civili che si svilupperanno in Liberia, poi in Sierra leone, sullo sfondo del traffico di diamanti e di armi (13). Oggi, dopo aver protetto i militari ribelli ivoriani, Compaorè è presentato come un uomo di pace poichÈ sostiene la riconciliazione dei protagonisti della crisi.

» stato fatto tutto il possibile per cancellare Sankara dalla memoria del suo paese. Tuttavia, egli rimane presente (nei dischi e nella tradizione orale, nei film, nei documentari, nei libri). Internet non fa che amplificarne il fenomeno. Infine la Campagna internazionale giustizia per Thomas Sankara (Cijs) chiede un’inchiesta ufficiale sull’assassinio di Sankara. Una storica raccomandazione del Comitato dei diritti dell’uomo delle Nazioni unite le ha dato ragione nel marzo 2006, ma la procedura non è terminata e Ouagadougou conta sul carattere poco coercitivo del diritto internazionale. La Cijs mantiene la pressione con una petizione (14).

Nuovi orizzonti potrebbero aprirsi. In America latina si rafforza un’esperienza rivoluzionaria; il Venezuela moltiplica le iniziative in direzione dell’Africa e riprende alcuni temi della rivoluzione sankarista, ma in più ha lo strumento del petrolio. La speranza deve ritornare. Sarà tanto più feconda in quanto si saranno tratti insegnamenti dai successi della rivoluzione burkinabÈ e dalle difficoltà che essa ha dovuto affrontare.

 

Fonte : http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Ottobre-2007/…

 

note:

* Autore della biografia di Thomas Sankara. La patrie ou la mort (1997), L’Harmattan, Paris, e coanimatore del sito www.thomassankara.net

(1) Discorso pronunciato a Tenkodogo il 2 ottobre 1987, www.thomassankara.net/ article.php3?id_article=0041

(2) Leggere Michel Galy, «Le Burkina Faso à l’ombre de Sankara», Le Monde diplomatique, dicembre 1996.

 

(3) Discorso alle Nazioni unite, 4 ottobre 1984.

 

(4) Il paese non ha fatto molti progressi: il Burkina è classificato al 174° posto su 177 secondo l’indice di sviluppo umano del Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (Undp), 2006.

 

(5) Il Cnr, presieduto da Sankara, comprende nel suo primo governo militari, militanti del Pai e dell’Ulc-R.

 

(6) Fratricide au Burkina, Sankara et la Françafrique, documentario di Thuy Tien Hi e Didier Mauro, produzione Ictv Solferino.

 

(7) Prima conferenza nazionale del Cdr, 4 aprile 1986.

 

(8) Discorso all’Organizzazione dell’unità africana (Oua), luglio 1987, www.thomassankara. net/article.php3? id_article=0008

(9) Granma, L’Avana, agosto 1987, www. thomassankara.net/?p==0045

(10) Cfr. in particolare il discorso pronunciato nell’aprile 1986 davanti alla prima conferenza nazionale del Cdr, www. thomassankara.net/article.php?id_article=0036

(11) Jacques Foccart (1913-1997) era un consigliere presidenziale francese, specialista degli affari africani dal 1960 al 1974. » divenuto un simbolo del lato «oscuro» della presenza francese in Africa.

 

(12) François-Xavier Verschave, Noir Silence, Les Arènes, Parigi 2000, p.346-347

(13) Taylor è attualmente sotto processo all’Aia davanti al Tribunale speciale per la Sierra Leone (Tssl).

 

(14) www.ipetitions.com/petition/Sankara20 e [email protected] (Traduzione di A. D’A.) 

1 COMMENT

  1. “Sankara o la dignità dell’Africa” di Bruno Jaffré
    Buona sera Bruno Joffrè sono ONORATA di scriverti,
    Gabi Dabirè mi ha informato e invitato a scriverle
    Non sapevo che lei è il promotore per la giustizia per Thomas Sankarà, sono molto Grata di questo suo impegno e per la giustizia …che inizia da Thomas Sankarà è rifletterà su tutto il mondo. anch’io ho firmato la petizione più volte.
    un giorno chiesi ad un Amico del Guinea Bissau, mi raccontò di Thomà a seguire feci ricerca in rete trovai il video del nostro giornalista italiano Silvestro Montanaro da quel momento fù per me una vera rivoluzione interiore, per l’immense comprensioni. Presa dal voler divulgare il mio pensiero feci io stessa in video di 8 minuti che invio a lei, come gesto di solidarietà amicizia Amore per un uomo della grandezza di Thomas Sankarà, che hai nostri Tempi rifletterà su tutto il pianeta. la saluto con grande gioia di sapere che esistono molte persone coraggiose, GRAZIE MERCI giusy morabito

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